
Messa in sicurezza di edifici prefabbricati in Emilia

A cura di: Ingegner Luigi Rigamonti – Studio Ellevi
Gli eventi sismici che hanno colpito l’Emilia Romagna nel 2012, hanno messo in evidenza le vulnerabilità degli edifici prefabbricati in calcestruzzo armato non progettati per resistere alle sollecitazioni sismiche. Le principali vulnerabilità riscontrate sono legate alla mancanza di collegamenti tra elementi prefabbricati, inadeguatezza dei vincoli presenti e scaffalature non controventate.

Esempio di intervento per il collegamento trave-colonna. Per questo tipo di applicazioni si raccomanda l’utilizzo dell’ancorante meccanico HST3
Queste vulnerabilità sono state riconosciute anche sotto il profilo legislativo e per le zone interessate dagli eventi sismici citati, il D.L. 74 del 6 giugno 2012, convertito in legge n. 122 del 1 Agosto 2012, ha stabilito i termini e le modalità per la loro rimozione. Vista la presenza di impianti industriali non removibili, di macchinari complessi e l’attività lavorativa in essere, gli interventi che hanno avuto maggiore impiego per affidabilità, velocità di esecuzione e costi contenuti, sono stati realizzati mediante staffe, angolari, piastre, tiranti.

In presenza di impianti o macchinari non removibili l’utilizzo di ancoranti meccanici e chimici facilitano l’operazione di installazione rispetto a soluzioni alternative
Per la posa di tali connessioni sono stati impiegati ancoraggi meccanici e chimici che assicurano il collegamento alla struttura in calcestruzzo. La scelta del tipo di ancorante da utilizzare diviene importante ed è condizionata sia dalle modalità, sia dai tempi di realizzazione degli interventi. Il dimensionamento dell’ancorante (la tipologia, il diametro e la profondità di posa) può essere determinato sulla base della linea guida EOTA TR045, che dal 2013 rappresenta il riferimento in Europa per la progettazione delle connessioni acciaio-calcestruzzo in zona sismica.
Sorge spesso la necessità di intervenire in condizioni limite tali da non riuscire a conciliare i risultati dei calcoli con la situazione in essere e di conseguenza, a valutare il fissaggio. Per questo sono state realizzate una serie di campagne di prova su due tipologie di ancoraggio chimico: la resina epossidica HIT-RE 500-SD (ora sostituita con HIT-RE500 V3, con Marcatura CE per Carichi sismici in Categoria C2 e più alte prestazioni, ndr) e la resina a base vinilestere ibrido HIT-HY 200-A.
I risultati ottenuti da queste prove hanno evidenziato che i valori erano ampiamente superiori rispetto a quelli eventualmente ottenibili con un dimensionamento conforme al TR045 e nella totalità dei casi, si sono ottenuti modi di rottura del materiale base che non hanno mai comportato lo sfilamento completo della barra e un collasso istantaneo del fissaggio.
