
Vediamo alcune applicazioni comuni

Chi segue da vicino il cantiere sa bene che staffare un impianto non è mai un passaggio banale. Uno degli aspetti più critici è rappresentato dal collegamento alle strutture.
Il caso più semplice è il fissaggio su calcestruzzo di adeguato spessore (solette piene, travi o pilastri), per cui è possibile scegliere e calcolare tra una vasta gamma di sistemi di ancoraggio certificati per diverse tipologie di carico (sismico, fatica, fuoco, etc).
In molti altri casi, invece, è necessario ricorrere a soluzioni alternative.
Vediamo alcune applicazioni comuni:
- fissaggio su spessori di calcestruzzo insufficienti (predalles, tegoli di capannoni industriali);
- fissaggi su strutture in acciaio, con o senza foratura;
- fissaggi su strutture in legno.
Supporto base in calcestruzzo di spessori ridotti (tegoli, lastre predalles …)
È facile trovare solai a predalles in centri commerciali realizzati con strutture prefabbricate, o tegoli precompressi di ridotto spessore in capannoni industriali.
In questi casi in cui è necessario fissarsi su spessori esigui, una possibile soluzione è l’ancorante meccanico a vite HUS3, certificato per questo tipo di applicazione.
Essendo tuttavia i carichi raccomandati dell’ancoraggio non particolarmente elevati, l’approccio migliore è quello di collegare un binario mediante più punti di fissaggio per raggiungere una maggiore resistenza, come nel caso rappresentato di seguito, ed eventualmente effettuare delle prove di trazione sull'ancoraggio.

Collegamento su strutture in acciaio: non sempre è necessario forare
Per evitare la foratura delle travi, che porta alla perdita del rivestimento applicato per la protezione alla corrosione oltre a una lavorazione non semplice, è possibile utilizzare dei morsetti. Con questo sistema è possibile ricreare delle sottostrutture a cui appendere gli impianti, come nel caso riportato di seguito.

Ma nel caso in cui devono essere trasmesse forze orizzontali, come nel caso di staffaggi sismici, o di tubazioni soggette a dilatazioni termiche, il morsetto può non essere la soluzione migliore.
Per queste applicazioni un’alternativa ai morsetti è rappresentata da prigionieri filettati, applicati mediante il fissaggio diretto. A seguito del fissaggio a propulsione con inchiodatrice, si crea una saldatura sul materiale base assicurando una tenuta estremamente forte e un’alta capacità di carico. Nel caso del prigioniero filettato X-BT, una guarnizione consente di ripristinare localmente la protezione alla corrosione. Il fissaggio diretto rappresenta una ottima alternativa alla saldatura e alla bullonatura

Strutture in legno: utilizziamo ancoranti chimici
In questo caso ci si affida a soluzioni di ancoraggio chimico. Nel caso di seguito, è stato utilizzato il sistema di ancoraggio chimico vinilestere HIT-HY 270. La sottostruttura fissata costituita da binari MQ 52-72D è stata poi utilizzata come elemento sul quale staffare gli impianti sia staticamente che sismicamente.

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Si ringrazia l’ing. P. Iskandar e l’ing. L. Ceruti per la collaborazione.